FEDE VALDESE

Pietro Valdo è un mercante di Lione che dopo una profonda crisi spirituale, intorno al 1174 decide di donare tutti i suoi beni ai poveri e di far tradurre la Bibbia per predicare al popolo. Nel 1184 con il sinodo di Verona i "poveri di Lione" vengono scomunicati. Per tutto il Medioevo il popolo Valdese è costretto a vivere la sua fede clandestinamente. Nonostante ciò il movimento si espande in tutta Europa e intorno al 1200 inizia a diffondersi anche nelle valli del Pinerolese. I predicatori itineranti vengono detti barba (in dialetto "zio", nel senso di persona di riguardo). La testimonianza del movimento è incentrata su due aspetti: fedeltà al Vangelo e povertà della Chiesa. Nel 1532 con il Sinodo di Chanforan (Angrogna), i Valdesi aderiscono alla Riforma protestante: da movimento clandestino diventano chiesa organizzata e vengono costruiti i primi templi. I successivi 150 anni sono caratterizzati da sanguinose persecuzioni. In seguito alla revoca dell’editto di Nantes (1685) i Valdesi delle Valli vengono attaccati simultaneamente su due fronti: dai francesi e dai piemontesi del duca di Savoia. Nel 1687 i sopravvissuti sono costretti all’esilio verso la Svizzera e la Germania. Due anni dopo, la notte del 27 agosto 1689, circa 1000 uomini attraversano il lago Lemano e iniziano una lunga marcia (Il Glorioso Rimpatrio) che li vede percorrere più di 200 km attraverso colli e montagne per tornare alle Valli. Giunti a Sibaud, nel comune di Bobbio Pellice, al cospetto del Signore, ufficiali, pastori e soldati giurarono di serbare l’unione finché Dio li avesse mantenuti in vita. Quindi gli ufficiali e i soldati si giurarono fedeltà reciproca. A Sibaud è stato eretto un monumento per ricordare questi eventi. Il 17 febbraio 1848 i diritti civili e politici dei Valdesi vengono riconosciuti dalle "lettere patenti", un editto promulgato dal re Carlo Alberto di Savoia(in ricordo del quale i Valdesi festeggiano a tutt’oggi quella data). Ogni anno, la sera del 16 febbraio nei villaggi e nelle borgate delle Valli valdesi si accendono i falò, simbolo di libertà e fratellanza.